ANSIA

Tutti abbiamo provato ansia per qualche evento importante a cui partecipare, un esame da sostenere, una prova da affrontare, un momento emotivamente e intimamente importante  davivere… ognuno a modo suo ha percepito  sensazioni di disagio, agitazione, preoccupazione fino , in alcuni casi, a sperimentare un intenso timore e sconforto.

Quando parliamo di ansia in questi termini non ci riferiamo a qualcosa di patologico ma di produttivo e funzionale , l’ansia diviene invece qualcosa da attenzionare ed affrontare clinicamente quando, al di là di essere circostanziata ad un evento o ad un momento, diviene indomabile, immotivata, improvvisa e continua arrivando ad interferire concretamente sulle attività quotidiane, sulle relazioni sociali e familiari, sul lavoro , sul rendimento /frequentazione scolastico.  

Quando l’ansia condiziona la qualità della vita vissuta diviene qualcosa che il soggetto, che la sperimenta, fatica a comprendere nutrendo, invece, un senso di passività e impotenza.

“Perché mi sento così?” “Non c’è niente in questo momento che mi preoccupa eppure continuo a sentirmi ansioso!”

Eppure l’ansia , se accolta all’interno di uno spazio terapeutico,  diviene una nostra alleata, è in grado, cioè, di darci una restituzione in merito alla complessità emotiva che stiamo vivendo,  raccontarci di un conflitto percepito senza via di uscita tra desideri di crescere, cambiare,  affrontare nuove sfide (separazioni, responsabilità, cambiamenti necessari, ecc) e bisogni di confermare l’idea di noi che gelosamente, e spesso rigidamente, difendiamo come l’unica possibile e immaginabile.

Lo spazio terapeutico diviene quindi un saldo e sicuro contenitore nel quale portare le conflittualità, consapevoli ed implicite, e cogliere all’interno della relazione terapeutica nuove prospettive possibile circa sé e gli altri.

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